Il Remote ID, la funzione che permette alle autorità di sapere chi sta pilotando un drone.
di Agonet – infoagonet@yahoo.com
Remote ID : prima di tutto, che roba è?
Partiamo dall’inizio. “Remote ID” appare spesso nelle normative, nelle guide, nei forum, ma di fatto cos’è davvero? Si potrebbe descriverlo come una specie di targa digitale che il tuo drone trasmette mentre è in volo.
Questa targa virtuale è formata da codici, numeri, qualche dato di posizione e permette a chi osserva (autorità, sistemi interoperabili, alcuni strumenti di monitoring) di sapere chi sta volando e dove si trova quel UAV. È una specie di carta d’identità che non vedi fisicamente, ma che viene diffusa via radio (Wi-Fi o Bluetooth, per esempio).
Sembra semplice, e in teoria lo è, ma le implicazioni… quelle si espandono appena ci metti il dito dentro.
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Come funziona l’identificazione remota in volo?
Immagina di guardare in alto e vedere un drone sorvolare un campo o un bosco. Senza Remote ID, nessuno saprebbe chi lo pilota. Con il Remote ID si trasmette un flusso di informazioni tipo:
- identificativo dell’operatore o numero di registrazione,
- identificativo del drone stesso,
- la sua altitudine e posizione,
- talvolta la posizione del punto di decollo o del pilota.
Questi dati non sono video, non sono tuoi video delle vacanze, e in genere non includono dati personali diretti. Però danno abbastanza informazioni per associare un drone a un registro pubblico o a un’autorità aeronautica.
Il sistema in pratica usa segnali radio locali che possono essere intercettati da app dedicate o dispositivi compatibili non serve la rete cellulare. Questo significa che i rilevatori non devono essere connessi a Internet per “leggere” il Remote ID.
Remote ID: quando serve davvero
Ok, ma quando serve? Qui entriamo nella parte che fa impazzire i forum: perché non tutti i casi sono uguali. Dipende dalla legge del paese, dai pesi, dalla categoria di drone.
In Europa, il Remote ID è già obbligatorio da tempo: se il tuo drone rientra in classi come C1, C2, C3, C5 o C6 deve trasmettere la sua identificazione remota per volare nella categoria aperta o specifica.
Chi volesse comunque usarlo di fatto lo deve attivare e collegare al proprio numero di operatore.
In paesi come il Regno Unito, la materia è un po’ più a scaglioni: dal 1° gennaio 2026, i droni nuovi e di determinate classi (UK1, UK2, UK3, UK5, UK6) devono avere il Remote ID attivo ogni volta che volano. I modelli più vecchi, i cosiddetti legacy, hanno una finestra temporale più lunga per adeguarsi: fino al 2028 per certe categorie e pesi.
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E poi ci sono le esenzioni: nei vari regolamenti ci sono margini per operare in aree designate o certi usi particolari, ma questo di solito riguarda scenari di addestramento o spazi specifici e richiede autorizzazioni extra.

Remote ID e sicurezza: dubbi tra i piloti
Se ti fermi un attimo a pensare, l’identificazione remota ha un senso intuitivo: più occhi sugli spazi aerei, più responsabilità, meno caos. Le autorità la usano per capire se un drone vola dove non dovrebbe; la polizia può risalire a un operatore se c’è violazione di regole o un incidente.
Ma tra i piloti si è accesa una discussione: alcuni temono che possa trasformarsi in un sistema di sorveglianza invasiva. Certo, non trasmette direttamente nome e indirizzo ma può essere associato a un registro pubblico e quindi, in teoria, rimandare a un individuo se abbinato a certi database.
La questione privacy è reale: in vari paesi si è dibattuto su chi può vedere i dati, come vengono conservati e per quanto tempo. Anche se la norma tende a dare accesso alle autorità, il fatto che si possano leggere i segnali in chiaro genera paure, soprattutto tra chi vola per hobby.

Cosa rischi se non attivi il Remote ID?
Questa è la parte che ti fa alzare il sopracciglio. Non è uno scherzo: volare senza Remote ID quando è richiesto non è solo una svista, è una violazione di legge. In molti ordinamenti, le autorità possono comminare:
- multe anche salate,
- sequestro temporaneo dell’attrezzatura,
- in casi estremi procedimenti penali.
Nel Regno Unito, per esempio, non attivare l’identificazione remota su un drone che dovrebbe averla dal 2026 può portare a sanzioni e addirittura a procedimenti giudiziari.
Non credere che basti spegnere il drone per essere tranquilli: se i controlli ti beccano in volo, senza Remote ID attivo e configurato con il tuo numero di operatore, sei fuori regola. E non vale dire “non lo sapevo”. Le normative sono pubbliche e facilmente consultabili sui siti delle autorità aeronautiche.
Conclusione
Non c’è dubbio: il Remote ID è uno spartiacque per chi ama volare e per chi lo fa con professionalità. Per alcuni è solo una regola in più, per altri un’opportunità per rendere i cieli più ordinati. Quel che è certo è che ignorarlo non è un’opzione se vuoi continuare a spingere il tuo drone in aria senza rischi.
FAQ
1. Il Remote ID è obbligatorio anche per chi vola solo per hobby?
Sì, nella maggior parte dei casi. Se il tuo drone rientra nelle classi previste dalla normativa europea o nazionale, il Remote ID va attivato anche per il volo ricreativo. L’uso “per divertimento” non esonera dagli obblighi.
2. Posso volare se il mio drone non ha il Remote ID integrato?
Dipende dal modello e dalla categoria. Alcuni droni più vecchi possono continuare a volare solo in contesti limitati o per un periodo transitorio. In altri casi serve un modulo Remote ID esterno compatibile, altrimenti sei fuori regola.
3. Il Remote ID trasmette i miei dati personali?
No, non in modo diretto. Vengono inviati codici identificativi e dati di volo, non nome o indirizzo. Tuttavia quei codici possono essere collegati ai registri ufficiali, quindi l’anonimato totale non esiste.
4. Cosa succede se dimentico di attivare il Remote ID prima del volo?
Tecnicamente stai volando in violazione delle regole. In caso di controllo o segnalazione rischi multa e, nei casi peggiori, il sequestro del drone. “Dimenticanza” purtroppo non è una giustificazione valida.
5. Il Remote ID consuma più batteria?
Un po’, sì, ma l’impatto è minimo. La trasmissione dei dati avviene via Bluetooth o Wi-Fi a corto raggio e incide pochissimo sull’autonomia complessiva. Non è quello che ti farà atterrare prima del previsto.

