DJI blocca la procedura per trasformare i droni C0 in modelli di classe C1.
di Agonet
Capita che una funzione, data quasi per scontata, svanisca senza preavviso. Aprendo l’app, molti hanno trovato la richiesta di conversione C0-C1 bloccata già al primo passaggio. Un messaggio, asciutto ma chiaro, spiega che l’azienda manterrà la conformità alle regole europee, ma che non supporterà più aggiornamenti post vendita per cambiare la classe di un drone DJI.
È un taglio netto. Una di quelle scelte che modificano gli equilibri: niente più upgrade software, anche se il Mini 5 Pro e altri modelli nascevano compatibili con entrambe le categorie.
C1 non era un regalo: qualche obbligo in più c’era
Un dettaglio sfugge spesso: diventare C1 aggiungeva dei compiti al pilota. Il patentino A1 A3, ad esempio, tornava obbligatorio. E anche il Remote ID, la famosa targa elettronica. Ma, nonostante questo, la conversione C0-C1 era molto ricercata.

Il limite dei 120 metri: il vero motivo nascosto
Il punto centrale è semplice: i droni in classe C0 non possono superare i 120 metri dall’Home Point. Un blocco software rigido, che non molla. Con la conversione C0-C1, invece, il drone DJI poteva spingersi fino a 500 metri, pur rispettando comunque i 120 metri reali dal suolo imposti dalla legge.
Questo margine cambia parecchio in scenari con dislivelli. Se decolli in basso e ti sposti su un crinale che sale, il terreno può “mangiarsi” da solo quei 120 metri. Senza sblocco software, il drone si ferma. Con la classe C1, no. Resta dentro la normativa, ma non ti pianta lì a metà volo.
Altri vantaggi che i piloti conoscevano bene
C’era poi il discorso del peso. Il C1 permetteva di superare i 250 grammi, montando accessori leggeri come batterie più capienti o dongle 4G. Una libertà non enorme, ma utile, soprattutto per chi vola spesso con un drone DJI per lavoro.
E anche le luci di posizione contavano. Nei modelli C0, registrando un video notturno, i LED si spegnevano automaticamente. Con la conversione C0-C1, invece, rimanevano attivi: un requisito normativo che smetteva di essere un problema.
Il mercato adesso cambia faccia
Che succede ora? Per chi vuole un drone già in classe superiore, sarà necessario puntare direttamente sui modelli che nascono C1, come l’Air 3S. Nessun passaggio software, nessuna scorciatoia.
E l’usato? Qui si fa interessante
La decisione non è retroattiva. Significa che i Mini 4 Pro e Mini 5 Pro già convertiti resteranno tali. Pochi pezzi, disponibilità limitata, e una funzione ormai irraggiungibile: la ricetta perfetta perché il loro valore salga.
Chi cercava la conversione C0-C1 dovrà guardare al mercato dell’usato con un occhio diverso, perché i modelli già aggiornati diventeranno piccoli “tesori” per gli appassionati.
Conclusione
Nel mondo dei droni non capita spesso che un semplice stop software generi un effetto domino così evidente. La scelta di DJI chiude una possibilità che molti sfruttavano e costringe a ripensare strategie, acquisti e abitudini di volo. Ogni drone DJI resterà nella sua classe di partenza, senza eccezioni. E mentre la normativa evolve, è il mercato a muoversi: un capitolo finisce, un altro inizia, forse con meno libertà, ma con una mappa più chiara davanti ai piloti.

